il lungo cammino degli elefanti

Vincitore del Premio Oddone Cappellino

Compagnia Ginepro Nannelli / Compagnia del Meta-Teatro

Il lungo cammino degli elefanti” di Gaspare Dori regia di Marco Carlaccini

( Torino, Festival delle colline torinesi  Roma - Castrovillari)

Lo spettacolo
Il lungo cammino degli elefanti debutta il  23 luglio 2002 nell’ambito del Festival delle Colline Torinesi (Castello di San Raffaele Cimena), con una produzione del Meta-Teatro di Roma in collaborazione con il Teatro Libero di Palermo.
Regia: Marco Carlaccini
Interpreti: Marco Carlaccini, Patrizia d’Orsi, Massimiliano Lotti
Scene: Luisa Tavarella
Costumi: Antonella d’Orsi
Musiche: Claudio Rovagna
Disegno luci: Giuseppe Romanelli.

Il lungo cammino degli elefanti è pubblicato in Italia dalla casa editrice Editoria & Spettacolo.

Nota di regia
di Marco Carlaccini
Ho individuato due livelli separati e paralleli sui quali far muovere la messa in scena de Il lungo cammino degli elefanti. Un livello è costituito dalla sostanziale differenza di clima fra primo e secondo atto (un primo atto, più astratto, in cui prevale il gelido grigiore di una incomprensibile reclusione; il secondo, più concreto, pieno di sudiciume, depravazione). Un primo atto di asettico bianco-nero; un secondo di colori sfacciati. Il secondo livello è costituito da un filo sottile che, nel progredire delle storie, “sembra” condurre a un ritrovamento, a un’indagine, a una possibile scoperta. Il secondo livello è sempre espresso con tecniche suggestive (immagini in trasparenza, luci soffuse, musiche evocative) per anticipare, come nel primo atto, o richiamare, come nel secondo atto, elementi emblematici della scena. Nel primo atto, in un’atmosfera sospesa, affiora di tanto in tanto il clima dell’indagine, collegato a immagini sfocate che appaiono in profondità: fantasmatiche deformazioni di oggetti che nel secondo atto, saranno presenti in scena nella loro vera fisionomia. Nel secondo atto appariranno, collegati all’unico momento di “suggestione”, alcuni oggetti già visti in scena nel primo atto, ma, anche questa volta, deformati dalla trasparenza. La scena è costituita da un sistema di pareti che permettono, da un atto all’altro, un cambiamento di forma e di colore dello spazio scenico e, all’interno di ogni atto, l’accendersi di un piano retrostante in cui appaiono le anticipazioni e i richiami. L’attore dovrà staccare completamente il secondo ruolo dal primo. Senza che ne dimostri alcuna coscienza, l’attore si porterà addosso, passando dal primo al secondo atto, l’evoluzione della vita precedente. Nel primo atto l’attore non avrà indumenti sotto al costume, né accessori di nessun tipo; nel secondo una dovizia di elementi sfacciatamente colorati e luccicanti. Per far riconoscere il collegamento fra i due personaggi, l’attore, nel primo e nel secondo atto, avrà due costumi uguali, ma trattati in modo diverso, a mostrare il percorso di una esistenza che prosegue in un’altra. Alla musica e alle luci, il compito di creare il distacco fra il primo e il secondo atto e quello di far vivere i momenti di “suggestione”. 

La storia
(dalla prefazione al testo di Aldo Nicolaj) 
“[...] Per entrare subito nel clima della commedia, vi dirò che all’alzarsi del sipario ci vediamo davanti tre personaggi che, a sorpresa, si ritrovano in una specie di tugurio senza sapere né chi né perché ce li abbia portati. Sono vittime di un sequestro di persona? Pur se improbabile, l’autore sarebbe anche disposto a lasciarcelo credere, se non apparisse subito evidente che non di sequestro si tratta, ma di una qualche altra diavoleria misteriosa. Chi sono i personaggi? Un industrialotto piuttosto sgradevole, un simpatico ed intelligente bidello ed una modesta psicologa, disperata e spaurita. Forse i tre potrebbero provare a conoscersi meglio e ad uscire dall’inspiegabile situazione in cui sono venuti a trovarsi, ma la sciocca presunzione dell’industriale impedisce ogni forma di comprensione ed il loro battibeccare non porta ad alcuna soluzione. Il dialogo prosegue animatissimo, ma quando ormai ci si è affezionati ai personaggi e si vorrebbe conoscere la soluzione del mistero, un colpo di scena li fa sparire tutti. La seconda parte ci riporta in un luogo completamente diverso dove l’industriale è ora un patetico ritardato, la donna è la sorella che vorrebbe “venderlo” a quello che era il bidello e che ora è un losco commerciante di organi umani. Ognuno è il contrario di quello che era nelle scene precedenti [...]”. 

Il premio 
Il lungo cammino degli elefanti ha vinto il Premio Oddone Cappellino nel 2001. Questa la motivazione del premio: “Una commedia in due atti che riesce a delineare in modo efficace personaggi dotati di coerenza psicologica e funzionalità teatrale. Il primo atto è costruito con sapiente dosaggio di coinvolgimento intellettuale e tensione emotiva: la vicenda di due uomini e una donna che si trovano ad affrontare, con sconcerto e sorpresa, l’inizio di una vita diversa da quella abituale, è svolta evitando facili moralismi e creando una suspence che cresce fino all’imprevisto finale. Il secondo atto, scritto con uguale abilità e sicurezza, propone situazione e personaggi completamente diversi, affini ai precedenti solo a livello concettuale: ciò implica la scelta cosciente di una disomogenità sostanziale”.